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MED0051 – Matilde di Canossa

Codice: MED0051 Categoria:

Stampa militare originale di Giuseppe Rava: Matilde di Canossa, la Gran Contessa che governò i valichi appenninici fra Impero e Papato. Edizione limitata, firmata a mano, formato SRA3. Spedizione in tutto il mondo.

Fascia di prezzo: da €23,00 a €70,00

Matilde di Canossa, la Gran Contessa

Fra il 1076 e il 1115 il territorio che va dal Po all’Appennino tosco-emiliano fu governato da una donna che teneva castelli, riscuoteva pedaggi e conduceva eserciti in campo. Matilde di Canossa ereditò i domini canossani in un’età in cui l’autorità femminile su un feudo era possibile ma sempre contestabile, e li mantenne per quasi quarant’anni contro imperatori, vescovi rivali e parenti. La sua forza non stava in un esercito permanente — non ne esistevano — ma nel controllo dei valichi appenninici, che collegavano la pianura padana alla Toscana e all’Italia centrale.

Canossa, 1077

È questa geografia a spiegare l’episodio più celebre della sua vita. Nel gennaio del 1077 Enrico IV attraversò le Alpi per raggiungere Gregorio VII, che si trovava ospite di Matilde nella rocca di Canossa: la contessa fu insieme padrona di casa e mediatrice di una trattativa da cui dipendeva l’assetto politico dell’Impero. L’immagine dell’imperatore penitente nella neve è entrata nel linguaggio comune, ma l’accordo fu una tregua tattica per entrambi: Enrico ottenne la revoca della scomunica e con essa la possibilità di tornare a combattere in Germania, Gregorio conservò il principio dell’autorità pontificia.

Vent’anni di guerra

Canossa non chiuse il conflitto. Negli anni successivi Matilde combatté a lungo contro le forze imperiali: subì la sconfitta di Volta Mantovana nel 1080, che le costò uomini e prestigio, e ottenne la vittoria di Sorbara nel 1084, condotta di notte contro un accampamento imperiale — un tipo di azione che richiedeva conoscenza del terreno e truppe capaci di muoversi al buio in ordine. Il suo sistema difensivo si reggeva su una rete di rocche appenniniche presidiate da vassalli legati da giuramento, più che su una forza campale permanente.

L’equipaggiamento e l’eredità

L’opera di Giuseppe Rava la ritrae nel contesto militare che le fu proprio: la cavalleria pesante di fine XI secolo, con maglia di ferro, elmo a nasale e scudo a mandorla, lo stesso armamento che in quegli decenni combatteva in Terrasanta con la prima crociata. Alla sua morte, nel 1115, l’eredità dei beni matildici alimentò per oltre un secolo il contenzioso fra Papato e Impero: misura tarda ma eloquente di quanto pesasse quel dominio appenninico nell’equilibrio europeo.

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