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Mohi, 11 aprile 1241 (MED0068)

Codice: MED0068 Categoria:

Mohi, 11 aprile 1241: l’esercito reale ungherese distrutto sul Sajó. Un campo di carri diventato una gabbia, e un accerchiamento lasciato aperto di proposito.

Fascia di prezzo: da €23,00 a €420,00

Mohi, 11 aprile 1241: corpo a corpo sul Sajó

Due cavalieri allacciati a distanza di braccio, troppo vicini perché l’uno o l’altro possa usare l’arma migliore. A sinistra un mongolo con berretto orlato di pelliccia e casacca di seta azzurra lavorata d’oro, la faretra e l’arco composito al fianco; a destra un ungherese in maglia, elmo di ferro con camaglio, la spada già a fine colpo, uno scudo a bande dietro la spalla e le frecce ancora in aria. La battaglia di Mohi somigliò a questo solo alla fine, e solo perché tutto quello che veniva prima era già andato storto.

Il campo di carri che diventa una gabbia

Béla IV portò sul Sajó un esercito grande e lo mise al sicuro come si faceva in Occidente: carri incatenati a formare un campo trincerato, tende all’interno, funi fra l’uno e l’altro. Contro una cavalleria che vuole caricare funziona. Contro un nemico che porta con sé le macchine e non ha nessuna intenzione di caricare, è un bersaglio che non può spostarsi.

Il ponte e il guado che nessuno guardava

I due eserciti si fronteggiavano sul fiume con un solo ponte in mezzo. I mongoli lo forzarono di notte, sgombrando la testa di ponte con le macchine, mentre una seconda colonna passava a un guado più a valle e arrivava alle spalle. È lo schema di tutta quella campagna: l’attacco frontale serve a inchiodare, la decisione arriva da dove nessuno ha messo vedette.

Il varco lasciato aperto

L’accerchiamento non fu chiuso. Restò un corridoio, e l’esercito intrappolato lo usò. Chi rompe l’accerchiamento è gente che ha smesso di combattere: sgranati su trenta chilometri di aperta campagna, senza formazione, furono abbattuti con comodo. Lasciare una via d’uscita non è clemenza né distrazione — costa meno che assaltare un campo di disperati, e ne uccide di più.

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