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La mazza ferrata del vescovo di Beauvais, Bouvines 1214 (MED0083)

Codice: MED0083 Categoria:

Bouvines, 1214: il vescovo di Beauvais combatte con la mazza ferrata e William Longespée si arrende. Perché un conte catturato valeva più da vivo, e perché la mazza è il suo attributo.

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Il vescovo con la mazza ferrata e la resa di Longespée

Al centro un uomo in maglia e sopravveste gialla e rossa, elmo dorato, croce pettorale sul petto e una mazza ferrata alla mano. A terra, in sopravveste azzurra seminata di leoncini d’oro, William Longespée conte di Salisbury: il grande elmo gli è stato strappato, la spada è nell’erba, le mani sono alzate. È il momento della resa, non quello della carica — ed è il momento in cui a Bouvines si decideva davvero qualcosa.

Un vescovo in armatura non era un’anomalia

Philippe de Dreux, vescovo di Beauvais, era cugino di Filippo Augusto, era stato in Terrasanta ed era già finito prigioniero di Riccardo Cuor di Leone, che lo trattò da signore della guerra e non da prelato. I grandi vescovi francesi del Duecento erano signori feudali con vassalli, castelli e obblighi militari: portare la guerra rientrava nelle loro competenze temporali. Il diritto canonico glielo vietava; la pratica lo prevedeva.

La mazza e la finzione

La tradizione dice che il chierico combatta con l’arma contundente perché gli è proibito spargere sangue — la stessa spiegazione data per il vescovo Oddone di Bayeux con il bastone nell’Arazzo. È una spiegazione elegante e va presa con cautela: la proibizione canonica riguardava il combattere, non il tipo di lama, e la lettura «mazza contro taglio» è in buona parte una razionalizzazione posteriore. Quello che resta vero è l’uso: la mazza ferrata è l’attributo con cui un vescovo armato viene rappresentato e riconosciuto, ed è per questo che è nel quadro. Contro un uomo in maglia, del resto, era anche l’arma più efficace: la maglia ferma il taglio e trasmette l’urto.

Perché Longespée è vivo

Un conte disarcionato non si uccide: si cattura. William Longespée era fratellastro di Giovanni d’Inghilterra, e come prigioniero valeva un riscatto, uno scambio e un vantaggio politico — infatti fu scambiato con Roberto di Dreux, fratello del vescovo, che era in mano inglese. La battaglia medievale fra nobili è un’operazione economica prima che un massacro: si combatte per prendere, e chi vale di più corre meno rischi. È l’esatto contrario di quello che succedeva ai fanti nella stessa piana.

Come si riconosce chi è a terra

Non dal volto, che l’elmo ha coperto fino a un secondo prima: dall’araldica. L’azzurro seminato di leoncini d’oro è l’arma di Longespée, e in una calca dove tutti portano maglia grigia è l’unico documento d’identità disponibile. Lo stesso vale per il vescovo: la sopravveste a bande e la croce sul petto dicono chi è a chi lo guarda da lontano, amici e nemici compresi.

Perché questa scena e non la carica

Bouvines è ricordata come la giornata che consolidò la monarchia francese e che, per contraccolpo, portò l’anno dopo alla Magna Carta in Inghilterra. Ma la battaglia non si decise con un urto solo: si decise con una serie di catture come questa, in cui il comando avversario finiva prigioniero e la sua parte perdeva la testa. Dipingere la resa invece dell’assalto significa dipingere il meccanismo, non lo spettacolo.

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