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MED0086 – La Battaglia di Lechfeld, 955

Codice: MED0086 Categoria:

Stampa militare originale di Giuseppe Rava: la battaglia di Lechfeld del 955, la cavalleria di Ottone I e la fine delle incursioni ungare. Edizione limitata, firmata a mano, formato SRA3. Spedizione in tutto il mondo.

Fascia di prezzo: da €23,00 a €490,00

La battaglia di Lechfeld, 955

Per oltre mezzo secolo le incursioni ungare avevano attraversato l’Europa centrale e occidentale con una regolarità che nessun sovrano riusciva a interrompere. Erano razzie condotte da arcieri a cavallo, veloci, imprendibili da eserciti pesanti e capaci di spingersi fino alla Borgogna e all’Italia settentrionale. Nell’agosto del 955 un grande contingente ungaro pose l’assedio ad Augusta, e Ottone I riunì i contingenti dei ducati tedeschi per affrontarlo nella piana del Lech.

Perché la cavalleria pesante vinse

Lo scontro è spesso descritto come il trionfo dell’armatura sull’arco. La realtà è più circostanziata: gli Ungari attaccarono per primi il convoglio delle salmerie e si dispersero a saccheggiarlo, perdendo la coesione che era la loro arma migliore. Ottone poté così impegnarli in una serie di combattimenti ravvicinati, dove l’assenza di protezione e di formazione serrata li penalizzava. La pianura, priva di spazi di manovra ampi e chiusa dal fiume, tolse loro l’altra risorsa abituale: la ritirata simulata.

Le conseguenze

La sconfitta fu seguita dall’esecuzione dei capi catturati e, soprattutto, dalla fine delle incursioni. Nel giro di una generazione il regno ungherese si stabilizzò entro confini fissi, adottò il cristianesimo con Stefano I e divenne parte del sistema politico europeo. Per Ottone la vittoria consolidò un’autorità che sette anni dopo si sarebbe tradotta nell’incoronazione imperiale a Roma.

L’equipaggiamento

L’opera di Giuseppe Rava mostra il guerriero dell’esercito ottoniano: usbergo di maglia o corazza a scaglie, elmo conico con nasale, scudo rotondo o a mandorla, lancia e spada lunga. È l’assetto della cavalleria franco-germanica di metà X secolo, ancora lontano dall’armatura del pieno Medioevo ma già costruito attorno all’urto montato e alla formazione compatta.

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