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Cavalleria pesante della dinastia Song, XIII secolo (MED0110)

Codice: MED0110 Categoria:

Cavalleria pesante cinese del XIII secolo: uomini e cavalli corazzati in un impero che era il più ricco del mondo e non aveva cavalli. La dinastia Song comprava i suoi con il tè.

Fascia di prezzo: da €23,00 a €490,00

Cavalleria pesante cinese del XIII secolo

Un comandante in rosso, elmo dorato con pennacchio, lancia in pugno, su un cavallo che porta una testiera d’oro a forma di maschera ferina e una gualdrappa di seta; intorno, cavalieri in lamellare lucido, arcieri con l’arco composito già teso, uno stendardo di penne di pavone. È un reparto costoso, ed è costoso in un impero che di reparti così poteva permettersene pochissimi.

L’impero più ricco del mondo non aveva cavalli

La dinastia Song (960-1279) governava l’economia più avanzata del pianeta: siderurgia su scala industriale, moneta di carta, stampa, polvere da sparo. Le mancava una cosa sola, e non era una cosa qualsiasi. Le terre da allevamento — il corridoio dell’Hexi, i margini della steppa, il nord — erano in mano ai Liao, poi ai Tangut delle Xia Occidentali, poi ai Jurchen dei Jin. Un impero senza pascoli non produce cavalli da guerra, e un impero che non produce cavalli da guerra compra o rinuncia.

Tè in cambio di cavalli

I Song scelsero di comprare. Nacque un’amministrazione statale dedicata: uffici del commercio tè-cavalli in Sichuan e in Shaanxi, che scambiavano tè di monopolio con i popoli tibetani del confine occidentale in cambio di animali da rimonta. Fu tentata anche la strada opposta, far allevare i cavalli alle famiglie contadine con incentivi fiscali — la riforma di Wang Anshi — e non funzionò: i cavalli da guerra hanno bisogno di praterie, non di cortili. Il risultato è che ogni cavaliere pesante Song valeva, in denaro pubblico, un multiplo di quello che valeva un fante.

Uomo e cavallo corazzati

L’armatura cinese di questo periodo è lamellare: centinaia di piastrine di ferro laccato legate a file sovrapposte, montate su tessuto, con spallacci, falda e paranuca. I regolamenti Song arrivano a fissare il numero delle lamelle e il peso massimo dell’equipaggiamento di fanteria, attorno ai trenta chili — una preoccupazione da amministrazione, non da guerriero. La bardatura completa del cavallo, testiera compresa, era invece rara e caratterizzava soprattutto la cavalleria degli avversari del nord: qui è il segno che si sta guardando un’unità d’élite, non la norma.

Il manuale che permette di disegnarli

Di quasi nessun esercito medievale si può ricostruire l’equipaggiamento con la precisione possibile per i Song, e la ragione è un libro: il Wujing Zongyao, compilato nel 1044 per ordine imperiale, che illustra armature, armi, macchine d’assedio e — prima volta al mondo — formule di polvere da sparo. Non è un poema epico, è un manuale d’ufficio: elenca ciò che l’esercito doveva avere. Per un illustratore è una fonte di prima mano.

La balestra, il fuoco, e la fine

Non potendo avere cavalleria, i Song costruirono un esercito che alla cavalleria rispondeva da fermo: balestrieri schierati su più file che tiravano a turno per non interrompere mai il volume di fuoco, la potentissima balestra detta «arco del braccio divino», e poi lance da fuoco e bombe incendiarie. Funzionò per tre secoli contro nemici che avevano i cavalli ma non le macchine d’assedio. Finì nel 1279 contro l’unico avversario che ebbe entrambe le cose.

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