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Murat guida la carica di Eylau, 1807 (NAP0021)

Codice: NAP0021 Categoria:

Eylau, 8 febbraio 1807: Murat conduce nella tormenta di neve la più grande carica di cavalleria dell’età napoleonica, con in mano un frustino invece della sciabola.

Fascia di prezzo: da €23,00 a €70,00

Murat guida la carica di Eylau, 8 febbraio 1807

Nella tormenta, al centro, un uomo in pelliccia verde e oro con il colbacco piumato di bianco: è Gioacchino Murat, e nella mano destra non ha una sciabola ma un frustino da cavallo. Intorno a lui i dragoni con l’elmo di ottone e la criniera nera, le lame già alte, i cavalli che affondano nella neve. È il momento in cui la battaglia di Eylau smette di essere persa.

La giornata peggiore

Eylau fu combattuta in una tempesta di neve che azzerava la visibilità. Il corpo d’armata di Augereau, mandato avanti alla cieca, sbagliò direzione e finì davanti alle batterie russe: fu distrutto in pochi minuti. Il centro francese si aprì, i russi avanzarono, e per qualche minuto Napoleone in persona si trovò senza truppe davanti, con il nemico a poche centinaia di metri dal cimitero dove aveva piazzato il comando.

Ottantamila zoccoli

La risposta fu buttare avanti tutta la cavalleria disponibile: qualcosa come ottanta squadroni, un massa di uomini e cavalli che le fonti concordi valutano attorno agli undicimila. La carica attraversò le linee russe, si riordinò dall’altra parte, e tornò indietro attraversandole una seconda volta. Non vinse la battaglia — Eylau finì in un pareggio spaventoso, con perdite enormi da entrambe le parti — ma impedì che diventasse la prima sconfitta campale di Napoleone.

Il frustino

Il dettaglio nel quadro è documentato e non è un vezzo del pittore: Murat aveva l’abitudine di caricare impugnando un frustino, ed è così che i suoi lo ricordano. L’uniforme se la disegnava da sé, pelliccia e ricami compresi, in aperta violazione di qualunque regolamento — al punto che i disegnatori dell’epoca lo usavano come soggetto proprio perché era riconoscibile a distanza. Era vanità, ed era anche un sistema di comando: in una tormenta di neve, un capo che si vede è un capo che si segue.

In Italia non è un generale francese

Un anno dopo Eylau, Murat diventa re di Napoli, e per sette anni governa il Mezzogiorno: codice civile, abolizione della feudalità, scavi di Pompei, il porto e le strade. Nel 1815, mentre l’impero crolla, lancia da Rimini un proclama agli italiani perché si facciano una nazione — il primo appello unitario fatto da un sovrano regnante. Finisce fucilato a Pizzo Calabro pochi mesi dopo. Per un lettore italiano l’uomo di questo quadro non è un comandante di cavalleria: è un re, e un capitolo della preistoria del Risorgimento.

Cosa portavano addosso

I dragoni intorno a lui hanno l’elmo di ottone con la criniera di crine, l’abito verde e la lunga sciabola dritta da cavalleria di linea, fatta per la punta più che per il taglio. È equipaggiamento pensato per la Germania e la Polonia, non per il gelo: a Eylau la cavalleria francese combatté con le stesse uniformi con cui aveva fatto la campagna d’autunno, ed è una delle ragioni per cui quell’inverno costò più della battaglia.

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