Carica di cosacchi nella neve, campagna di Russia (NAP0090)
Cosacchi a cavallo nella neve, con la lunga lancia e il berretto di pelliccia. Non erano cavalleria da battaglia campale: erano quello che rese impossibile la ritirata.
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Cosacchi nella neve, con la lancia
Tre cavalieri fra gli abeti, sulla neve fresca: berretti di pelliccia con la calotta colorata, cappotti di taglio diverso l’uno dall’altro — uno viola, uno bruno bordato di pelo, uno azzurro — sciabola al fianco e in pugno la lunga lancia dall’asta blu. Nessuno di loro porta un’uniforme nel senso in cui la porta un dragone francese, ed è esattamente il punto.
Non erano cavalleria regolare
I cosacchi erano cavalleria irregolare reclutata su base comunitaria — il Don, gli Urali, il Bug — che serviva sotto i propri atamani, si equipaggiava da sé e integrava la paga con il diritto di preda. Contro fanteria in quadrato o cavalleria pesante in ordine chiuso valevano poco, e i comandanti russi lo sapevano. Il loro impiego non era lo scontro, era tutto il resto: schermare, esplorare, tagliare i corrieri, colpire i convogli, non far dormire un esercito.
La lancia, che è un’arma economica
L’asta lunga tenuta a due mani non richiede l’addestramento di anni che serve per usare bene la sciabola da cavallo, e tiene a distanza un uomo appiedato o disordinato. È l’arma giusta per chi insegue, non per chi sfonda. Contro una colonna in ritirata, con i fianchi scoperti e i cavalli morti, funzionava con una regolarità spaventosa.
Cavalli che mangiano quello che trovano
È il dettaglio che decide la campagna del 1812 più di qualunque battaglia. I cavalli della steppa sono piccoli, resistenti e abituati a foraggiarsi da soli; quelli francesi erano animali grossi, selezionati, che avevano bisogno di avena e di riposo. La cavalleria della Grande Armata non fu distrutta in combattimento: morì di fame e di gelo, e quando non ci fu più, l’esercito perse gli occhi e le orecchie proprio mentre attraversava mille chilometri di terra ostile.
Perché la ritirata diventò una disfatta
Fra Mosca e la Beresina i cosacchi di Platov e i distaccamenti partigiani non combatterono quasi mai una battaglia: si limitarono a rendere impossibile fermarsi. Chi restava indietro non tornava, i foraggiatori non rientravano, i convogli sparivano. Un esercito che non può fermarsi a mangiare è un esercito che si consuma da solo — e questa scheda racconta gli uomini che quel meccanismo lo azionavano.
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