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Ufficiale del 2° reggimento ussari francese (NAP0097)

Codice: NAP0097 Categoria:

Un ufficiale del 2° ussari, l’antico Chamborant: perché il dolman è marrone, a cosa servivano davvero cadenettes e pelliccia, e quanto costava l’uniforme più cara dell’esercito.

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Ufficiale del 2° ussari: il reggimento marrone

In piedi, una mano che si liscia i baffi e l’altra sulla sciabola: shakò azzurro con pennacchio rosso, cadenettes intrecciate ai lati del viso, dolman marrone con alamari d’argento, pelliccia bordata, pantaloni azzurri con nodi ungheresi, stivali alla ussara. Il gesto non è un’invenzione dell’illustratore: fra gli ussari la civetteria faceva parte del servizio.

L’unico reggimento vestito di marrone

Il colore è un indizio di discendenza. Il 2° ussari veniva dal vecchio reggimento Chamborant dell’esercito reale, e ne conservò il dolman marrone mentre gli altri portavano il blu, il verde o il rosso. La Rivoluzione rinumerò i reggimenti, non li rivestì: sotto l’Impero un’uniforme può quindi essere più vecchia della Repubblica che serve.

Baffi e cadenettes

Le trecce che pendono davanti alle orecchie e i baffi non erano gusto personale: erano l’uso dell’arma, quasi un regolamento, tanto che un ussaro sbarbato era un’anomalia. La logica è militare e non decorativa — un reparto riconoscibile da lontano e diverso da tutti gli altri tiene meglio sotto il fuoco.

La pelliccia non è solo un ornamento

Quella seconda giacca foderata di pelliccia portata di traverso sulla spalla sinistra sembra un vezzo. Protegge il braccio che non tiene la sciabola, cioè quello che incassa i colpi nella mischia, e di notte fa da coperta: gli ussari dormivano all’aperto molto più spesso che sotto un tetto.

Quanto costava questa tenuta

Gli ufficiali si equipaggiavano a proprie spese, e l’uniforme da ussaro era la più cara dell’esercito: alamari, pelliccia, stivali, sabretache ricamata, tutto su misura. Parte della reputazione dell’arma nasce proprio da qui — non ci si entrava solo per gusto del rischio, bisognava poter pagare l’abito.

«Morto a trent’anni»

La battuta attribuita a Lasalle — un ussaro che non è morto a trent’anni non vale niente — va citata con le solite cautele: circola in più versioni e nessuno la annotò sul momento. Registra però qualcosa di vero sull’immagine che l’arma aveva di sé. Lasalle fu ucciso a Wagram a trentaquattro anni.

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