La battaglia di Milazzo, 260 a.C.: la prima vittoria navale di Roma (ROM0263)
Milazzo, 260 a.C.: una potenza di terra con una flotta costruita in poche settimane batte la migliore marina del Mediterraneo occidentale trasformando la battaglia navale in una battaglia di fanteria.
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La battaglia di Milazzo, 260 a.C.: il giorno in cui Roma imparò a combattere sul mare
260 a.C., al largo della costa settentrionale della Sicilia. Roma è una potenza di terra con una flotta costruita in poche settimane, e si trova davanti alla migliore marina del Mediterraneo occidentale. Il console Gaio Duilio risponde all’abilità marinara cartaginese con un’invenzione da ingegneri: il corvo, un ponte d’abbordaggio incernierato che si abbatte sul ponte nemico e trasforma una battaglia navale in una battaglia di fanteria.
Una flotta costruita in sessanta giorni
Roma non aveva tradizione navale e non aveva tempo di costruirsene una. Polibio racconta che i romani presero come modello una nave da guerra cartaginese finita in secca e la copiarono, mentre gli equipaggi venivano addestrati a terra: rematori seduti su panche disposte all’asciutto, a imparare il colpo di remo prima ancora di vedere l’acqua. La storia è stata messa in dubbio ed è certamente lisciata, ma il fatto sotto non lo è: cento navi comparvero in una sola stagione, costruite da uno stato che non ne aveva mai avuto bisogno.
Il corvo: rifiutare la battaglia in cui l’avversario è più bravo
Un equipaggio cartaginese vinceva di manovra: spezzando i remi all’avversario, speronandolo di fianco, essendo più veloce e meglio condotto. In un’estate non c’era modo di arrivare a quel livello, e allora Roma cambiò la domanda. Il corvo era una passerella lunga una decina di metri, imperniata a prua e tenuta alzata finché non veniva lasciata cadere; un pesante rostro di ferro sotto l’estremità si conficcava nel ponte nemico e inchiodava insieme le due navi. Da quel momento lo scontro non era più fra navi ma fra gli uomini che ci stavano sopra — e lì il legionario non aveva rivali.
Quanto costò l’invenzione
Funzionò subito — a Milazzo una cinquantina di navi nemiche furono affondate o catturate — e poi fu abbandonata in silenzio. Una struttura pesante portata in alto a prua rende la nave instabile, e nel giro di pochi anni Roma perse flotte intere nelle tempeste al largo della Sicilia, con numeri che superano di molto le perdite subite in combattimento in tutta la guerra. Il corvo sparisce dalle fonti. È un buon esempio di soluzione giusta per un problema e pericolosa per tutti gli altri.
La colonna fatta di rostri
A Duilio fu decretato il trionfo e qualcosa di più duraturo: una colonna nel Foro ornata con i rostri di bronzo delle navi catturate, la columna rostrata. L’iscrizione ci è arrivata in una copia più tarda e suona per quello che era: l’annuncio di uno stato che scopre di poter vincere anche in mare. La tavola ricostruisce il momento dell’impatto, i legionari che passano sul ponte cartaginese, dalle fonti antiche e dall’archeologia navale.
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