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I Dragoni Regina a Borodino, 1812 (NAP0227)

Codice: NAP0227 Categoria:

Borodino, 7 settembre 1812: i Dragoni Regina del Regno d’Italia caricano nel corpo d’armata di Eugenio. In Russia partirono ventisettemila italiani.

Fascia di prezzo: da €23,00 a €70,00

I Dragoni Regina alla battaglia di Borodino

Abiti verdi con paramenti rosa, elmi d’ottone con criniera nera, spade dritte alzate, e in mezzo alla formazione uno stendardo. Non sono francesi: sono i Dragoni Regina del Regno d’Italia, uno dei due reggimenti di dragoni italiani, e stanno caricando in Russia a milleottocento chilometri da casa.

Ventisettemila italiani in Russia

Il IV corpo della Grande Armata era comandato da Eugenio di Beauharnais, viceré d’Italia, ed era in buona parte italiano: fanteria di linea, la Guardia Reale, i due reggimenti di dragoni, artiglieria. Le stime parlano di circa ventisettemila uomini partiti dal Regno d’Italia per quella campagna. Ne tornò una frazione minima, e non per le battaglie.

La giornata più sanguinosa fino ad allora

Borodino, 7 settembre 1812, fu il combattimento di un solo giorno più costoso che l’Europa avesse conosciuto: le stime complessive delle perdite delle due parti si aggirano attorno ai settantamila uomini in una giornata. Si combatté per posizioni fortificate — le flèches di Bagration, la grande ridotta Raevskij — prese, perse e riprese a ondate successive, con la cavalleria impiegata a sfondare dove la fanteria si era fermata.

La vittoria che non decide niente

I francesi restarono padroni del campo e la strada per Mosca si aprì. Ma l’esercito russo non fu distrutto: si ritirò in ordine, e una settimana dopo Napoleone entrava in una capitale che gli era stata lasciata e che avrebbe preso fuoco. È il punto in cui la campagna cambia natura: vincere le battaglie smette di servire, perché l’avversario non ha bisogno di vincerle per non perdere.

Perché Napoleone non impegnò la Guardia

Nel momento decisivo gli fu chiesto di lanciare la Guardia imperiale per completare lo sfondamento, e rifiutò: era l’ultima riserva intatta, a duemila chilometri dalle basi. La decisione è discussa da due secoli. Difenderla o criticarla cambia poco: dice però che a Borodino il comandante francese stava già ragionando da uomo che sa di essere lontano da casa.

Cosa resta di questi uomini

Del contingente italiano si parla poco perché la memoria di quella campagna è francese e russa. Eppure i reparti del Regno d’Italia combatterono a Malojaroslavec durante la ritirata e coprirono il passaggio della Beresina, e i loro nomi stanno negli elenchi di leva delle province lombarde e venete. Questa tavola è uno dei pochi luoghi in cui li si vede.

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