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Fanteria russa con il Mosin-Nagant, Prima guerra mondiale (XX0005)

Codice: XX0005 Categoria:

Fanteria imperiale russa in avanzata nella Prima guerra mondiale: il Mosin-Nagant con baionetta fissa, la skatka, e l’esercito che superava per numero ogni rivale ma non resse la guerra.

Fascia di prezzo: da €23,00 a €340,00

Due soldati dello zar: la fanteria imperiale russa in movimento

Avanzano sotto il berretto morbido con visiera (furazhka) e il cappotto arrotolato a tracolla che distinguevano ogni soldato dell’esercito dello zar. È l’equipaggiamento standard della fanteria imperiale russa fra il 1914 e il 1917: l’esercito più numeroso schierato da qualunque potenza nella Prima guerra mondiale, e uno dei peggio riforniti.

Il fucile che non perde mai la baionetta

Il Mosin-Nagant M1891 che vediamo qui porta la baionetta innestata in permanenza, secondo una dottrina propria del solo esercito russo: le tacche di mira erano tarate con la baionetta montata, quindi toglierla peggiorava la precisione dell’arma. La dottrina di fanteria russa dell’epoca continuava a fare largo affidamento sull’assalto alla baionetta, proprio mentre mitragliatrici e artiglieria rendevano quel tipo di attacco sempre più costoso.

La skatka, un cappotto che è equipaggiamento

Il cappotto arrotolato e portato di traverso sul petto, la skatka, era prassi standard russa e poi sovietica: teneva il capo accessibile senza appesantire lo zaino, offriva una protezione rudimentale contro le schegge e all’occorrenza serviva da barella improvvisata. Rimase in dotazione alla fanteria russa e sovietica per decenni dopo questa scena.

Un esercito enorme, in penuria cronica

La Russia mobilitò oltre 12 milioni di uomini durante la guerra, ma la sua base industriale non riusciva ad armarli allo stesso ritmo: nel 1914 e nel 1915 interi reparti andarono in linea senza fucili sufficienti per tutti, in attesa che un commilitone cadesse per raccoglierne l’arma. Gli ufficiali — riconoscibili qui dal revolver Nagant M1895 invece del fucile — soffrivano una penuria parallela di rimpiazzi addestrati man mano che le perdite si accumulavano.

L’offensiva Brusilov

Nell’estate del 1916 il generale Aleksej Brusilov ottenne ciò che nessun altro comandante dell’Intesa riuscì a fare su alcun fronte quell’anno: uno sfondamento vero, ottenuto con bombardamenti d’artiglieria brevi e precisi e attacchi simultanei su un settore ampio, invece degli assalti concentrati su un punto solo che erano falliti ovunque. Costò enormemente e non poté essere sfruttato fino in fondo, ma resta l’operazione russa più efficace dell’intero conflitto.

Il crollo

All’inizio del 1917 l’esercito che aveva assorbito quelle perdite per due anni e mezzo era esausto, mal rifornito e sempre più politicizzato. La rivoluzione di febbraio raggiunse il fronte nel giro di settimane, la disciplina si dissolse nel corso dell’estate, e quando in ottobre i bolscevichi presero il potere l’esercito imperiale russo — il mondo che questa stampa raffigura — aveva di fatto cessato di esistere come forza combattente.

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