La battaglia di Marengo, 14 giugno 1800 (NAP0229)
Marengo, 14 giugno 1800: una battaglia persa fino alle cinque del pomeriggio, vinta da un generale che arriva di sua iniziativa — e poi raccontata tre volte in modo diverso.
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Napoleone a Marengo, 14 giugno 1800
Al centro, su un cavallo baio, un uomo in cappotto grigio e bicorno senza ornamenti, immobile mentre l’ufficiale alla sua sinistra indica qualcosa gridando e quello alla sua destra scruta col cannocchiale. È il Primo Console, ha trent’anni, e sta guardando una battaglia che in quel momento sta perdendo.
Un uomo che non poteva permettersi di perdere
Sette mesi prima, con il colpo di stato di brumaio, Bonaparte si era preso il governo della Francia. Non aveva ancora una legittimità: aveva un titolo nuovo e una scommessa da vincere in fretta. Passò il Gran San Bernardo con l’Armata di riserva, comparve alle spalle degli austriaci in Piemonte e li costrinse a battersi. Una sconfitta a Marengo non avrebbe significato una campagna persa, ma la fine del Consolato: è la ragione per cui questa battaglia pesa più di altre molto più grandi.
La battaglia persa fino alle cinque del pomeriggio
Convinto che gli austriaci di Melas stessero ritirandosi, Bonaparte disperse le sue divisioni per cercarli. Melas invece attaccò, in massa, sulla pianura aperta fra Alessandria e la cascina di Marengo. Per tutta la mattina i francesi arretrarono; a metà pomeriggio l’esercito austriaco era così sicuro di aver vinto che Melas, ferito e stanco, lasciò il campo a un subordinato e mandò a Vienna la notizia della vittoria.
Desaix, che arriva senza che nessuno glielo ordini
La divisione di Louis Desaix era stata mandata a sud a tagliare una strada. Sentendo il cannone, Desaix tornò indietro di propria iniziativa e arrivò sul campo nel tardo pomeriggio. Il suo attacco frontale, unito alla carica di fianco della cavalleria di Kellermann contro la colonna austriaca in marcia, rovesciò la giornata in meno di un’ora. Desaix fu ucciso all’inizio del suo stesso attacco e non seppe mai di aver vinto la battaglia.
Il bollettino riscritto tre volte
È qui che Marengo diventa interessante per chi studia le fonti. La relazione ufficiale della battaglia fu riscritta e ripubblicata tre volte, e l’ultima versione, del 1805, presenta la giornata come un piano premeditato: la ritirata del mattino diventa una manovra voluta per attirare gli austriaci, e il ruolo di Desaix si assottiglia fino a diventare l’esecuzione di un ordine ricevuto. Nessuna delle tre versioni è del tutto falsa e nessuna è del tutto vera. Marengo è il primo caso in cui Napoleone costruisce non solo la vittoria ma il racconto della vittoria, e lo fa con lo stesso metodo con cui organizzava una campagna.
Il cappotto grigio non è modestia
Nel quadro tutti gli altri portano ricami, cordoni, piume. Lui no. La sobrietà del Primo Console è una scelta studiata quanto le uniformi di Murat, e funziona per la ragione opposta: in mezzo a dieci uomini vestiti d’oro, quello vestito di grigio è l’unico che si distingue davvero. È lo stesso principio che farà del cappotto grigio e del bicorno un’immagine riconoscibile a distanza di due secoli.
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